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Lui & Lei

La Prova di Lingua


di DorianGray28
20.11.2025    |    1.070    |    0 9.6
"” Le sfilai le dita, unte del suo stesso succo, e tenendola per i capelli, le strofinai le dita sotto il naso e sopra la bocca, costringendola a inalarne l'odore..."
Io sono un uomo di 4X anni. All'epoca di cui parlo, ne avevo circa 20, ed ebbi una storia intensa di sei mesi, parliamo dei primi anni 2000. Dettaglio da bastardo, lo ammetto: davo un nome diverso a ogni storiella per non fare confusione. Oggi, dopo tutti questi anni, la madre di Laura è tornata nel mio radar.
Ero disoccupato, in un periodo “sabatico” prima di iniziare un nuovo lavoro. Fisicamente sono 185 cm, con un fisico atletico ma con la pancetta che tradisce il mio palato fine.
Sono le 19:00. Mi arriva una chiamata da un numero della mia città.
“Pronto…, chi parla?” “Parlo con il signor Marco?” “Sì, buonasera…” “Mi presento, sono Laura, responsabile di selezione... E in più ho ricevuto da qualcuno che l’ha riconosciuta dal suo curriculum, un feedback molto buono. È ancora in cerca di lavoro?”
Dalla voce percepii subito una professionalità tagliente e, soprattutto, una familiarità che non riuscivo a collocare. Era una persona molto sicura di sé.
L’indomani arrivai in anticipo al punto vendita per la mia analisi ambientale.
“Signor Marco?” “Salve, come ha fatto a riconoscermi?” Evita di rispondere. “Piacere, sono Laura.” La stretta di mano fu decisa.
Al primo sguardo, Laura era impeccabile: trentacinque anni, capelli scuri legati, rossetto appena accennato, sguardo intenso. Fisico tonico, 1 metro e 72. I jeans stretti e gli stivaletti lucidi fino alla caviglia urlavano classe. Sotto la camicia, i suoi seni sembravano quasi fasciati; sono un amante del seno, grande o piccolo non importa. I suoi lineamenti continuavano a tormentarmi: avevo una memoria eccellente, ma quei lineamenti erano un fantasma.
Salimmo nel suo ufficio. Dopo i convenevoli, capii che la vera negoziazione non riguardava il lavoro. Lei non perdeva mai il mio sguardo e io non perdevo mai il suo: la psicologia dice che è la voglia sessuale, la tensione nell’aria di voler finire a fare sesso insieme nel minor tempo possibile…
Poi arrivò la rivelazione.
“Ieri sera mentre ero a casa di mia mamma guardando il tuo curriculum, mia mamma ti ha riconosciuto… ‘Ma quello è Nick…!! Sembra che non sia invecchiato di una virgola in vent’anni…’”
“Lorella, tua mamma, come sta?”
“Soffre di Alzheimer. Ma l’unica cosa che si ricorda, oltre a me, è tutto quello che le hai fatto vivere in quei sei mesi… Le uniche cose che racconta sono quelle.” Mi sorrise, arrossendo.
“E prima che perdesse la testa, la sentii parlare con la sua amica Elisabetta, di come alcuni pomeriggi, voi tre vi siate divertiti insieme… Quindi: sei tu il ragazzo che ha conosciuto mia mamma, di vent’anni fa?”
“Certo che sono io, con vent’anni in più però!”
“Me ne dia la prova, Nick?”
Laura si alzò, chiuse il chiavistello della porta dietro di me, serrò le veneziane e mise giù la cornetta. L’ufficio si chiuse sul mondo esterno.
“Mia madre ha detto che la tua lingua era…”
Ero seduto, cercavo ancora di capire come gestire l'assurdità del momento. La presi per mano, lei era in piedi e impassibile, mordendosi le labbra. Tentai di baciarla; rispose con una fame che era desiderio e vendetta.
Le sbottonai i jeans con un gesto solo e le tirai giù la zip. Le sollevai la camicia e la maglietta. Appoggiai le labbra sulla sua pancia e le diedi baci umidi intorno all’ombelico. Sentii il profumo della sua eccitazione, un odore salmastro e intenso, che mi inebriava.
Le feci scivolare i jeans e le braghe fino alle caviglie. Rimase lì, le gambe leggermente divaricate, le mutandine zuppe al centro del mio campo visivo. Poggiai la mano. L’umido caldo ardore era già così intenso da bruciare. Sentii subito il battito del sangue contro i miei polpastrelli.
Le scostai il tessuto. Il suo sesso era gonfio e rosso vivo, le labbra lucide e grondanti. Non persi un attimo: posizionai le mie dita all’interno, spingendole tra le grandi labbra umide, sentendo la resistenza elastica e il calore. Iniziai un ritmo lento e metodico. Fece un sussulto profondo.
Lei non era passiva: con due dita esperte mi guidò, scoprendomi il clitoride, turgido e palpitante, pronto.
Alzai lo sguardo verso il suo, un contatto visivo che era promessa e dominio. Mentre le mie dita affondavano, la mia bocca si chiuse sulla sua vulva, coprendo completamente il clitoride. Iniziai a stuzzicarlo con la lingua, prima con la punta leggera, poi succhiando il nettare che sgorgava.
Le sue ginocchia si fletterono. Si appoggiò alla scrivania, le dita conficcate nel legno. Il suo succo era abbondante e caldo, il sapore leggermente metallico e dolce mi riempiva la bocca. Le mie dita, all’interno, premevano il Punto G, sentendo la sua reazione. Sentii il peso della sua mano sulla mia spalla mentre lottava per non crollare.
Continuai la mia opera con la lingua, alternando la suzione decisa a colpi rapidi e precisi. Leccare una donna in piedi, con i muscoli tesi, la rende incredibilmente percettiva. La sua mano si strinse sul mio deltoide, e il suo respiro si fece affannoso, rantolante.
Aumentai il ritmo. La punta della mia lingua circondava il clitoride, e talvolta aprivo la bocca per succhiarle le labbra esterne, poi subito tornavo al centro.
Finalmente, dopo sei o sette minuti, sentii la sua schiena irrigidirsi come una corda. I suoi ansimi si trasformarono in un urlo soffocato contro la scrivania. Le sue mani mi fecero la pasta sui muscoli della schiena. Venne, profondamente e a lungo. La mia bocca era piena del suo miele denso e caldo.
Una volta venuta, si lasciò cadere sulle mie gambe, sentendo la mia eccitazione. “Avrei voluto ansimare più forte, ma le pareti sono di plastica.”
Lei continuò a raccontare le storie tra sua madre e l'amica Elisabetta. “Mi sono masturbata per anni pensando alla tua lingua. Oggi ne ho avuto la conferma, non è immaginabile la tua maestria in questa nobile arte.”
Mi fissò con desiderio. “Io invece sono una donna un po’ vivace, sono partita con le matite, poi con i pennarelli… e ora con le carote.”
“Laura, quello che senti, sopra a cui mi sono seduta, che cos’è?”
“Eccitazione mista a sorpresa, misto al fatto che ho appena dato piacere alla figlia di una donna con cui ho avuto una relazione e che nel momento stesso sto tradendo la mia fidanzata, quindi sono proprio molto eccitato.”
“Comunque Nick, sei assunto. Inizi martedì, però il contratto lo vieni a firmare direttamente a casa mia lunedì mattina, così saluti anche la Mamma.”
“Laura, sono al corrente che a te piace venire sui seni a fine rapporto... Ma sono appena stata operata per aumentare di due taglie il mio piccolo seno e in questo momento è tutto fasciato. E mi fa male anche solo toccarlo. Ci sarà modo di farti recuperare. Non ti preoccupare. Sappi che però, a differenza di mia madre, non ti lascerò scappare io!!!”
“Perché non adesso, Laura?” “Per il seno. E soprattutto perché ti voglio restare in mente. Nick, io non sono mia madre…”
Si stava allacciando i jeans, ma li spinse di nuovo giù, con le mutandine.
“Allora scopami adesso da dietro…” Lo disse con un tono di sfida, offrendomi il suo culo.
“No, Laura. Facendo questo mi stai dando ragione. Vuoi mantenere il controllo. Ora rivestiti. Ci vediamo a casa di tua madre lunedì mattina.”
“Veramente Nick? Mi lasci a gambe aperte a novanta, con la passera ancora luccicante senza scoparmi?”
Mi avvicinai. Le infilai indice e medio tra le labbra del suo sesso, e una volta dentro le allargai con forza, per farle sentire quanto ero vicino e quanto era pronta. Fece un gemito involontario.
“Guardo se ti sei allargata abbastanza per ricevermi.”
Le sfilai le dita, unte del suo stesso succo, e tenendola per i capelli, le strofinai le dita sotto il naso e sopra la bocca, costringendola a inalarne l'odore.
“Ora non è il momento. I colpi ti potrebbero fare male ai seni. E vorrei far sentire a tua madre, quanto urla la figlia.”
Le sollevai mutandine e braghe. Con decisione la girai verso di me, posandole le mie labbra sulla fronte.
“Non dovresti svalutarti così, piccolina!”
La baciai ed uscii dall’ufficio, lasciandola di stucco.
Gridai dall'esterno: “Laura, attenta a non innamorarti! Vedremo, tra una settimana cosa sarai disposta a fare per averne ancora!
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